Birds Watching - analisi
Il mondo è finito: brucia da anni. Sembra non essere rimasto più nulla di ciò che c'era prima, se non la parte più elevata di una montagna piemontese. È proprio lì che l'ultimo essere umano prova a sopravvivere. Quali sono le uniche altre creature rimanenti? Gli uccelli.
Non c'è speranza di salvezza, di rinascita umana, di rilancio della civiltà: l'essere umano osserva per gli ultimi istanti un mondo che, per quanto piccolo, andrà avanti senza di lui.
Insomma, come mi sento io ogni volta che apro Instagram.
Al contempo, anche gli uccelli guardano noi. Sembra una peculiarità, un'originalità di Birds Watching, ma a pensarci, anche nel nostro quotidiano ogni volta che noi guardiamo loro, loro guardano noi: mentre osserviamo il piumaggio di un bel gufo, lui si chiede perché il nostro becco sia così morbido.
Questo si riflette anche sul rapporto che, nel gioco, matura tra essere umano e uccelli: la sensazione di essere osservati è costante, concreta.
Di norma, addestriamo gli animali, li chiudiamo in casa, li vestiamo, li rendiamo “compatibili” con il nostro modo di vivere. Il che non significa non amarli, ma si traduce spesso in una costrizione, al fine di renderli adatti al nostro modo/mondo.
Birds Watching ribalta questo rapporto in modo molto semplice e diretto: se vuoi sopravvivere, sei tu che devi adattarti agli uccelli.
Non saranno loro a diventare “più umani”, antropomorfi o anche solo creature "wholesome" da coccolare: sei tu che devi avvicinarti a loro, capire come vivono, cosa serve per essere "simile". Fino a che non accade anche a te ciò che accade a molti carlini: per "vincere", dovrai vestirti, truccarti, assomigliare a loro.
Indicativo di quest'inversione del rapporto è lo strumento di catalogazione degli uccelli: gli appunti che annotiamo riguardano solo dove è possibile trovarli, ma non svelano niente di più.
Mentre questo presta il fianco a una lettura "ludica" della scelta di design (dato che gli uccelli "servono" a chi gioca, allora la loro "funzione" è solo spaziale), dal punto di vista tematico rimane coerente. Infatti, il protagonista inizia da subito a mappare, catalogare, appuntare informazioni e location degli uccelli, ma si capisce subito che non c'è alcuna pretesa di sintetizzare, in poche righe, la complessità di ciascuna di queste specie, o anche solo di uno di questi uccelli.
Anche perché, scoprirete, ognuno di loro ha personalità molto spiccate.
Proprio come per i british shorthair, i boxer, i french bulldog o il gatto persiano, la trasformazione, in Birds Watching, non è una cosa leggera o estetica. Non è “divento un uccello e volo libero”: è una rinuncia. Perdi pezzi del tuo corpo umano, cambi forma per assomigliare agli uccelli e poter stare con loro, e tutto ciò è doloroso, oltre che definitivo. Non lo fai perché vuoi; lo fai perché ne hai bisogno: sono gli unici alleati possibili.
Anche la montagna è, sostanzialmente, una gabbia: giriamo intorno alle stesse tre strutture, che solo apparentemente sembrano "ampie" e "libere", ma che in pochi minuti finiscono per mostrare la loro "progettualità", la loro origine non naturale.
La storia può prendere diverse direzioni, e sembra quindi premiare il classico approccio player-centrico tipico delle esperienze a bivi. In realtà, c'è un non detto che guida chi gioca, che diventa evidente dopo la prima run: esiste una linea, più o meno diretta, da seguire, se si vuole davvero "vincere".
Anche quest'aspetto riflette il senso di ribaltamento del rapporto umano/animale: il meticcio che vive ai margini è libero, ma per quanto possa essere libero chi viene braccato e chi vive in condizioni materiali critiche.
In breve, in Birds Watching sei tu l'alterità, e la libertà di scelta apparente nasconde un imperativo categorico: adattati o muori.